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Gay & Bisex

Marco passivo #5


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
16.03.2026    |    29.099    |    3 10.0
"Luca sentì il mio cazzo pulsare e lo lasciò uscire dalla bocca con un suono umido..."
Sabato mattina il messaggio di Luca mi arrivò mentre stavo ancora bevendo il caffè in terrazza.
«Oggi vengo da te. Voglio portarti fuori, solo noi due. Niente nascondersi. Voglio che tutti vedano quanto sei mio. Ti passo a prendere alle 19. Indossa jeans stretti e camicia. Voglio vederti bello.»
Il cuore mi saltò in gola. Imbarazzo puro. Luca era bellissimo, palestrato, giovane come me. Camminare con lui per strada, in un locale… e se qualcuno mi riconosceva? Se un collega, un vicino, un amico mi vedeva con un altro uomo? Eppure il solo pensiero mi faceva già diventare duro. Gli risposi solo: «Va bene. Ti aspetto».
Alle 19 in punto la sua macchina si fermò sotto casa. Quando salii, Luca mi guardò con quegli occhi verdi che mi scioglievano. Si sporse e mi baciò piano sulle labbra, lì in macchina, prima ancora di partire.
«Sei nervoso?» chiese sorridendo.
«Tanto» ammisi. «Non sono mai stato in un locale gay. Ho paura che la gente capisca.»
Lui mi posò una mano sulla coscia. «E se capissero? Ti eccita l’idea, vero?»
Non risposi. Ma sì. Mi eccitava da morire.
Parcheggiammo in centro e camminammo verso il locale. Si chiamava “The Velvet Room”. Dall’esterno sembrava un bar normale: insegna discreta, musica soft che usciva dalla porta. Dentro invece… l’aria era diversa. Odore di birra fredda, di profumo maschile, di pelle calda. Luci basse color ambra, divanetti di velluto rosso, un bancone lungo. Gente che chiacchierava, rideva, qualche coppia mista. All’inizio mi sembrò tutto normalissimo. Respirai.
Luca ordinò due birre. Ci sedemmo al bancone. Le sue dita mi sfioravano il ginocchio sotto il ripiano. Io ero già mezzo duro solo per quello.
Poi successe. In un angolo buio una coppia di ragazzi sui venticinque iniziò a limonare. Lingue, mani nei capelli, corpi che si stringevano. Luca mi guardò negli occhi.
«Vieni qui» sussurrò.
Mi prese il viso tra le mani e mi baciò. Profondamente. La sua lingua entrò nella mia bocca, calda, decisa, con sapore di menta e di birra. Io mi irrigidii un secondo – tutti ci stavano guardando? – poi mi sciolsi. Il bacio divenne più forte. Sentivo il suo respiro, il suo profumo di ragazzo appena uscito dalla doccia, il calore del suo petto contro il mio. Il mio cazzo si indurì completamente nei jeans. Era la prima volta che baciavo un uomo in pubblico. Mi sentivo nudo. Mi sentivo vivo.
Qualcuno vicino commentò a voce alta, con tono ammirato:
«Ma lo sai che hai un culo da paura, bello?»
Mi voltai. Un ragazzo sui trent’anni, fisico atletico, capelli corti biondi, sorriso malizioso. Guardò Luca e strizzò l’occhio.
«Posso toccarlo un po’?»
Luca sorrise soddisfatto e fece un piccolo cenno del capo.
Il ragazzo – si chiamava Elio, lo scoprimmo dopo – si avvicinò. Le sue mani mi palparono il culo da sopra i jeans. Stringevano, accarezzavano, soppesavano. Io tremavo. Luca continuava a baciarmi, tenendomi il viso. Le mani di Elio diventavano più audaci. Sentivo le dita che seguivano la cucitura tra le natiche. Il mio cazzo pulsava contro la zip. L’imbarazzo era fortissimo, ma il piacere era ancora più forte. Ero in un locale pubblico, baciato da Luca, toccato da uno sconosciuto. E mi piaceva da impazzire.
Luca mi sussurrò all’orecchio, senza smettere di baciarmi:
«Ti piace farti toccare mentre ti bacio? Sei bellissimo così, puttanella mia.»
Elio si avvicinò ancora di più.
«Andiamo in un angolo più buio. Lì posso fare meglio.»
Luca annuì. Ci spostammo in una saletta laterale, semi-buio, musica più bassa. Elio infilò subito una mano dentro i miei jeans da dietro. Le dita calde trovarono il mio buco, già bagnato di sudore e desiderio. Ne infilò due, piano, ruotando. Io gemetti nella bocca di Luca. Contemporaneamente la mia mano scese tra le gambe di Luca: gli strinsi il cazzo duro attraverso i pantaloni, lo accarezzai. Luca era durissimo. Elio spinse le dita più dentro. Tre dita. Io spingevo il culo contro la sua mano, baciando Luca con disperazione.
Elio sorrise.
«Casa mia è a cinquanta metri. Venite? Vi faccio vedere quanto posso farvi godere.»
Luca mi guardò. Io annuii, senza parole. Il desiderio aveva preso il sopravvento.
La casa di Elio era piccola: un ingresso che si apriva direttamente su un soggiorno con divano a tre posti, angolo cottura e una sola lampada accesa che dava luce calda. Appena chiusa la porta Elio riprese a toccarmi il culo. Luca non perse tempo: mi slacciò i jeans e me li abbassò insieme alle mutande. Rimasi completamente nudo tra quei due uomini vestiti. Mi sentivo esposto, vulnerabile, eccitatissimo.
Luca si inginocchiò e mi prese il cazzo in bocca. Succhiava forte, con fame, mentre mi massaggiava le palle. La sua lingua girava intorno alla cappella, raccoglieva ogni goccia. Elio dietro di me aveva ripreso con le dita: due, poi tre, poi quattro. Sentivo il mio buco dilatarsi, il piacere profondo che mi saliva dalla prostata fino alla punta dei piedi. Gemetti forte. Luca sentì il mio cazzo pulsare e lo lasciò uscire dalla bocca con un suono umido.
«Mettilo a 90 sul divano» disse a Elio.
Mi fecero piegare sul divano, culo in aria, mani appoggiate allo schienale. Elio continuò a spingere: quattro dita che entravano e uscivano, sempre più profonde. Il mio buco si apriva, cedeva, voleva di più. Ero dilatato, desideroso di cazzo. Luca si era spogliato. Il suo cazzo duro mi arrivò davanti alla faccia. Lo presi in bocca subito, succhiando con passione mentre Elio si spogliava e mi infilava il suo cazzo nel culo con una spinta decisa.
Iniziai a godere come una puttana. Assecondavo ogni movimento di Elio, spingendo il culo indietro, urlando piano intorno al cazzo di Luca. Elio mi scopava forte, le sue palle che sbattevano contro le mie. Luca mi teneva la testa e mi scopava la bocca con ritmo dolce ma profondo.
Dopo un po’ si scambiarono. Ora Luca mi infilò il suo cazzo grosso nel culo mentre io leccavo quello di Elio, ancora caldo e bagnato del mio stesso odore. Il sapore era intenso, muschiato, di culo sfondato. Mi piaceva da morire.
Luca mi fece girare a pancia in su sul divano. Mi alzò le gambe. Elio si mise con il suo culo sulla mia faccia, tenendomi le cosce aperte. Luca riprese a sfondarmi il culo. Il sapore del culo di Elio mi riempiva la bocca: caldo, salato, virile. Io leccavo con fame mentre Luca martellava dentro di me. Ebbi il primo orgasmo interno: un piacere soffocato, profondo, che mi fece contrarre tutto il corpo senza toccarmi. Luca continuò a scoparmi senza fermarsi.
Si scambiarono di nuovo. Ora il culo di Luca sulla mia faccia – il suo odore più dolce, più familiare – mentre il cazzo di Elio mi scopava. Un altro orgasmo interno mi attraversò. Elio venne per primo: sentii il suo sperma caldo inondarmi il culo, schizzo dopo schizzo. Io ebbi un secondo orgasmo anale, ancora senza toccarmi, solo per la sensazione di essere riempito. Il mio cazzo duro svettava, gocciolava, ma non volevo venire con le mani. Volevo solo sentire quel piacere prolungato nel culo.
Mi rimisero a 90 sul divano. Presi subito in bocca il cazzo di Elio per pulirlo, leccando ogni residuo di sborra e del mio culo. Luca dietro di me mi insultò dolcemente:
«Puttana… la mia bella puttanella… guarda come prendi tutto.»
Mi scopò forte e venne di nuovo, riempiendomi il culo di altra sborra calda. Io soffocai un terzo orgasmo anale, il corpo che tremava, il cazzo che colava sul divano.
Elio guardò la scena compiaciuto.
«Secondo me sei pronto per un vero orgasmo.»
Luca si scostò. Elio prese un vasetto di unguento viscoso, lo passò sul mio culo martoriato e caldo. Infilò tre dita, poi quattro, poi spinse. La sua mano a cuneo entrò tutta. Il dolore iniziale fu forte, acuto, ma subito si trasformò in un piacere devastante. Mi sentivo completamente sfondato, la mano dentro di me che mi riempiva fino all’impossibile. Ebbi un orgasmo interno violentissimo. Elio iniziò a muovere la mano avanti e indietro, veloce, colpendo la prostata gonfia. Un altro orgasmo, e un altro ancora. Provai a ritrarmi ma Luca mi tenne fermo per le spalle. Il mio cazzo gocciolava sborra sul divano senza sosta. Ero in estasi.
Poi Luca chiese dolcemente:
«Vuoi che lo faccia anch’io?»
Lo guardai con gli occhi lucidi di piacere.
«Sì…» sussurrai, la voce rotta. «Sì, ti prego.»
Elio tolse la mano, mise altra crema e si scostò soddisfatto. Luca si posizionò dietro. Lentamente fece scivolare dentro la sua mano, poi la chiuse a pugno e iniziò a spingere. Ogni affondo colpiva la prostata. Il piacere era insopportabile, bellissimo. Elio si mise sotto di me e prese il mio cazzo in bocca. Dopo pochi colpi di pugno profondi di Luca esplosi: sborrai tantissimo, schizzi potenti nella bocca di Elio che beveva avidamente, ingoiando tutto. Il mio corpo tremava, il culo contratto intorno al pugno di Luca, la mente completamente vuota di piacere.
Luca tolse piano la mano. Elio si alzò e mi baciò, passandomi il sapore della mia stessa sborra. Luca mi abbracciò da dietro, il petto contro la mia schiena sudata.
Restammo così qualche minuto, respirando insieme, nudi e sudati sul divano.
Elio sorrise.
«Domani sera qui da me? Alle 21. Voglio vedere quanto ancora puoi prendere.»
Luca mi guardò negli occhi.
«Ci saremo.»
Io annuii, la voce ancora tremante.
«Ci saremo.»
Mentre tornavamo in macchina, con il culo che pulsava caldo e pieno di sborra, capii una cosa: non ero più solo un ragazzo curioso. Ero diventato esattamente quello che desideravo essere. Una puttana. La loro puttana. E non vedevo l’ora di esserlo di nuovo.

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